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Disturbi Bipolari: Disturbo Bipolare II

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Diagnosi di Disturbo Bipolare II
per la diagnosi di disturbo bipolare II è necessario conoscere i set di criteri sintomatologici per la valutazione della presenza di episodio depressivo (v. disturbo depressivo) ed episodio ipomaniacale (v. di seguito) nonché i set di criteri per gli episodi maniacale e misto del quale invece andrà esclusa la presenza.

Episodio Ipomaniacale
il DSM-IV, il manuale diagnostico che prendiamo come riferimento, definisce per l'episodio ipomaniacale sei criteri generali:

A) un periodo definito di umore persistentemente elevato, espansivo o irritabile, che dura ininterrottamente per almeno quattro giorni, e che è chiaramente diverso dall'umore non depresso abituale.

B) durante il periodo di alterazione dell'umore sono stati presenti ad un livello significativo di almeno tre dei seguenti sintomi (quattro se l'umore è solo irritabile):

1) autostima ipertrofica o grandiosità

2) diminuito bisogno di sonno (es., sentirsi riposato dopo solo tre ore di sonno)

3) maggiore loquacità del solito, oppure spinta continua a parlare

4) fuga delle idee o esperienza soggettiva che i pensieri si succedano rapidamente

5) distraibilità (cioè l'attenzione è facilmente deviata da stimoli esterni non importanti o non pertinenti)

6) aumento dell'attività finalizzata (sociale, lavorativa, scolastica o sessuale), oppure agitazione psicomotoria

7) eccessivo coinvolgimento in attività ludiche che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose (es., spese eccessive, sessualità promiscua, investimenti avventati,...)

C) l'episodio si associa ad un chiaro cambiamento nel modo di agire, che non è caratteristico della persona quando è asintomatica.

D) l'alterazione dell'umore ed il cambiamento nel modo di agire sono osservabili dagli altri.

E) l'episodio non è abbastanza grave da provocare una marcata compromissione in ambito lavorativo o sociale, o da richiedere l'ospedalizzazione, e non sono presenti manifestazioni psicotiche.

F) il clinico dovrà valutare che i sintomi non siano dovuti all'azione diretta di una sostanza (droga di abuso, farmaco,...) o ad una condizione medica generale (es. ipertiroidismo).

Disturbo Bipolare II
Il disturbo bipolare II si presenta al clinico come un'alterazione dell'umore in cui vi è la presenza (sia recente che in anamnesi) di almeno un episodio depressivo maggiore e la presenza (anche in anamnesi) di almeno un episodio ipomaniacale.

Inoltre è necessario valutare che in precedenza non vi sia mani stato un episodio maniacale od un episodio misto.

I sintomi che il paziente con disturbo bipolare II può presentare non dovrebbero essere inquadrabili come disturbo schizoaffettivo, e non dovrebbero essere sovrapponibili a schizofrenia, disturbo schizofreniforme, disturbo delirante o disturbo psicotico non altrimenti specificato.

Il clinico dovrà inoltre specificare quale episodio è più recente (ipomaniacale o depressivo).

Per l'episodio depressivo (se attuale o più recente) sarà necessario specificare se cronico, con manifestazioni catatoniche, melanconiche o atipiche oppure se ad esordio nel post-partum.

E' necessario valutare anche l'andamento (longitudinale, ad andamento stagionale o a cicli rapidi).

Trattamento Psicologico Disturbo Bipolare II
Il disturbo bipolare II è una condizione patologica abbastanza diffusa, forse più di quanto possiamo immaginare.

Purtroppo nei nostri studi e centri clinici capita sovente che si presentino persone con una diagnosi di disturbo bipolare II non corretta quindi che all'arrivo presso un nostro psicologo abbiano già intrapreso lunghe terapie psicofarmacologiche a volte senza molto successo.

Molti pazienti con diagnosi di disturbo bipolare II, soprattutto con oscillazioni dell'umore a cicli rapidi, possono essere in realtà diagnosticati come "borderline". Si pone un chiaro problema di diagnosi differenziale tra il disturbo borderline di personalità ed i disturbi bipolari.

Da queste ed altre considerazioni abbiamo iniziato a sviluppare nuovi modelli diagnostici che integrino gli aspetti fenomenologici (sintomi percepiti dal paziente e segni riconosciuti dal clinico) ad aspetti di funzionamento in un contesto che ormai abbiamo imparato a definire "bio-psico-sociale".

Esistono problemi che non derivano soltanto dal disturbo ma anche dall'attribuzione dell'etichetta diagnostica e che coinvolgono non soltanto il paziente che presenta i sintomi di disturbo bipolare II ma l'intero contesto relazionale in cui il paziente è inserito (famiglia, partner, amici).

Le oscillazioni dell'umore, l'instabilità dell'immagine di sé e degli altri nonché del "mondo", non permettono agli altri di "collocare" la persona che, a lungo andare, viene emarginata dal contesto delle amicizie e partner sessuali/sentimentali.
La famiglia diviene spesso l'unico luogo in cui la persona riesce a vivere ma, purtroppo, di cui diviene in un certo senso dipendente senza volerlo. Da questo conflitto si genere spesso odio e nascono scontri, incomprensioni, difficoltà di comunicazione. Il contesto familiare si trova in una sorta di trappola morale. Deve sopportare le oscillazioni di umore, l'odio a volte apertamente espresso, ma anche i tentativi di recupero. Insomma inizia un calvario che può portare a forti sentimenti di impotenza associati a volte a sensazioni di colpa per quanto riguarda la genesi della patologia.
La paura, la rabbia, l'impotenza rispetto alla condotte della persona con diagnosi di disturbo bipolare II sono i sentimenti più comuni.
La famiglia a questo punto non sa cosa fare. Per questo stiamo elaborando, oltre a protocolli diretti al paziente, dei processi di intervento indiretto per familiari o partner del paziente in cui cerchiamo di utilizzare specifiche strategie di comportamento e di comunicazione per far fronte al disagio e cercare a livello "socio-interpersonale" di modificare alcuni comportamenti pericolosi del paziente stesso.

Un processo di sostegno costante anche di gruppo (gruppi monotematici per famiglie e partner di pazienti bipolari) è oggi disponibile presso il nostro centro clinico di Roma e presto prevediamo in altri centri.

Spesso i pazienti con diagnosi di disturbo bipolare II sono seguiti farmacologicamente all'interno di sistemi di cura medico psichiatrici dove però spesso sono assenti processi di trattamento prettamente psicologici. Possono esserci trattamenti psicoterapeutici condotti da medici o psicologi-psicoterapeuti ma sono rarissimi i trattamenti psicologici. Il nostro centro interviene proprio attraverso l'uso della psicologia per modificare quei processi psicologici, psico-sociali e relazionali che mantengono il disturbo e che potrebbero essere responsabili del suo aggravarsi. Prevenire la cronicizzazione e l'aggravamento del disturbo è oggi il nostro principale obiettivo.

Ricapitolando le possibilità di intervento psicologico sono oggi in piena fase di studio c/o i nostri centri clinici (soprattutto grazie ai contributi del gruppo di ricerca in psicologia emotocognitiva). Attualmente è necessario intervenire non soltanto sul portatore del sintomo ma anche sul sistema di vita del paziente, soprattutto partner e famiglia, attraverso interventi indiretti (individuali o familiari) e di gruppo. In questo modo sarà possibile creare un sistema di accoglienza in grado di sostenere il miglioramento delle condizioni di vita sia del paziente che dell'intero sistema investito dal disagio e problema e prevenirne la cronicizzazione.

a cura del
Dott. Marco Baranello



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