| Disturbo di Conversione.
Diagnosi e Terapia in Psicologia Emotocognitiva |
Sintomi e Diagnosi di Disturbo di Conversione
il DSM-IV, il nostro manuale di riferimento in questa
trattazione, descrive il disturbo di conversione come
caratterizzato da "uno o più sintomi o deficit riguardanti
funzioni motorie volontarie o sensitive, che suggeriscono
una condizione neurologica o medica generale".
A) si valuta che qualche fattore psicologico sia
associato con il sintomo o con il deficit in quanto
l'esordio e l'esacerbazione del sintomo o del deficit è
preceduta da qualche conflitto o altro tipo di fattore
stressante.
B) il clinico dovrà valutare che il sintomo o deficit
non sia intenzionalmente prodotto o simulato (come nei
disturbi fittizi o nella simulazione).
C) per una diagnosi positiva di disturbo di conversione
occorre tenere presente che il sintomo o deficit non
può, dopo le appropriate indagini, essere pienamente
spiegato con una condizione medica generale, o con gli
effetti diretti di una sostanza o con un'esperienza o
comportamento culturalmente determinati.
D) il sintomo o deficit causa disagio clinicamente
significativo o menomazione nel funzionamento sociale,
lavorativo, o in altre aree importanti oppure richiede
attenzione medica.
E) il sintomo o deficit non è limitato a dolore o
disfunzioni sessuali, non si manifesta esclusivamente in
corso di disturbo di somatizzazione e non è meglio
spiegabile con qualche altro disturbo mentale.
Sottotipi:
1) con sintomi o deficit motori: comprende sintomi
con alterazioni della coordinazione o dell'equilibrio,
paralisi o ipostenia localizzate; difficoltà di
deglutire o nodo alla gola, afonia e ritenzione
urinaria.
2) con attacchi epilettiformi o convulsioni: comprende
attacchi epilettiformi o convulsioni con componenti
motorie volontarie o sensitive.
3) con sintomi o deficit sensitivi: comprende sintomi
come perdita della sensibilità tattile o dolorifica,
diplopia, cecità, sordità e allucinazioni.
4) con sintomatologia mista: questo sottotipo viene
utilizzato se sono presenti sintomi di più categorie.
Terapia Psicologica Breve
del Disturbo di Conversione secondo l'Approccio della
Psicologia Emotocognitiva
I pazienti che si rivolgono
presso un centro di psicologia emotocognitiva, dato che i
sintomi di conversione investono le funzioni motorie, si
sono nella maggior parte dei casi rivolti in precedenza ad
un medico e molto spesso sono passati per neurologi e
psichiatri. La maggior parte degli interventi di natura
medica sono di tipo farmacologico. Vengono generalmente
prescritti farmaci con azione ansiolitica spesso associati a
farmaci con azione antidepressiva. L'effetto prodotto dai
farmaci è un effetto generalmente opposto, stando a quanto
dichiarano i nostri pazienti, a quello auspicato. Il farmaco
infatti non sembra risolvere la sintomatologia ma viene
spesso assunto con il timore che interrompere l'assunzione
possa aggravare il problema. Un'azione terapeutica in
psicologia è avvenuta quando si può interrompere il
trattamento e di fatto la persona risulta guarita. Gli
psicofarmaci sono in realtà palliativi nella maggior parte
dei casi. Quando funzionano hanno un'azione provvisoria
piuttosto breve dopodiché la persona è costretta a farne uso
nuovamente. Il farmaco produce un'azione però patogenetica a
prescindere dal suo effetto chimico. L'assunzione del
farmaco infatti conferma al paziente la percezione di essere
malato. Come abbiamo visto tale percezione genera reazioni
relative ovvero la persona si comporta da malato. Altre
azioni patogenetiche ovvero in grado di sviluppare e
mantenere la sintomatologia sono anche l'uso di tecniche di
rilassamento, l'evitamento, le richieste di rassicurazione e
aiuto, l'uso tranquillanti omeopatici, ecc. Sono tutte
azioni che confermano al paziente il disturbo anziché
risolverlo.
L'effetto terapeutico, prodotto dall'uso tecnico del
colloquio psicologico attraverso le metodologie derivate
dall'approccio sistemico-relativista della psicologia
emotocognitiva, è prodotto dallo sblocco delle situazioni di
antagonismo tra sistemi dell'organismo. Lo psicologo agisce
nella riduzione delle tensioni centrali (ecco perché non usa
tecniche di rilassamento che invece agiscono su sistemi
periferici). L'obiettivo della psicologia emotocognitiva è
agire sui processi che generano e sostengono i sintomi di
conversione. Tali processi sono reversibili pertanto possono
essere modificati dallo stesso organismo senza interventi
farmacologici.
A differenza dei vecchi metodi psicologici, la psicologia
emotocognitiva non focalizza l'attenzione sulle presunte ed
arbitrarie cause inconsce simboliche associate al sintomo,
né sulle relazioni o situazioni del passato del soggetto.
Chi ha provato vecchie forme di terapia sa che spesso il
terapeuta agisce cercando di far capire, di interpretare, di
lavorare sui simboli e sulle relazioni. Questi vecchi
approcci in genere hanno una lunghissima durata e raramente
producono effetti terapeutici di remissione sintomatologica.
In psicologia emotocognitiva le cose sono molto diverse. Non
c'è focalizzazione sul contenuto simbolico ma sui processi
psicofisiologici che sostengono il sintomo oggi e che
potrebbero aggravarlo nel futuro. Abbiamo più volte ripetuto
che tali processi sono reversibili nella quasi totalità dei
casi ed è per questo che l'uso del farmaco non viene preso
in considerazione.
La psicologia emotocognitiva si differenzia anche dai metodi
strategici in quanto, pur condividendo alcune prescrizioni,
non basa la sua azione terapeutica sull'inganno o su
tecniche di ipnosi senza trance ma, grazie al nuovissimo
schema ABC utilizzato anche per il trattamento crea una
forte compliance con il paziente che sa dall'inizio come
funziona il suo organismo ed i motivi di ciò che si farà. Il
paziente controlla ed è sempre consapevole di ogni azione
clinica. Tutto il trattamento, in psicologia emotocognitiva,
viene ridotto ad un intervento psicologico per l'evitamento
fobico della sofferenza associata ai sintomi di conversione.
Gli sviluppi della psicologia emotocognitiva stanno
permettendo di risolvere in tempi davvero molto brevi e con
alte aspettative di efficacia sintomi di conversione che,
ancora oggi, in alcuni contesti, si pensa siano quasi
cronici.
I casi più frequenti risolti in tempi brevissimi riguardano
soprattutto nodo alla gola, sensazione di restringimento
alla gola e difficoltà nella deglutizione.
Un recente caso risolto in pochissime sedute ha riguardato
un paziente con forte rigidità muscolare tale da produrre
paralisi e sintomi epilettoformi nonché diplopia e fasi di
cecità transitoria. Il paziente soffriva del disturbo da più
di un anno, tutti i giorni, ed era sotto cura farmacologica
con ansiolitici. Tutta la sua vita era organizzata in
funzione del sintomo così come la vita dei propri familiari.
Non usciva più di casa ed aveva rinunciato alla propria
attività lavorativa.
E' stato applicato e ripetuto per quattro sedute lo schema
ABC sostituendo ogni volta alle variabili nuovi contenuti,
sempre più dettagliati. Si è proceduto quindi con tecniche
di prescrizione sintomatologica rendendole lineari secondo
lo schema ABC anziché paradossali. Il primo effetto
terapeutico evidente si è avuto in terza seduta con una
riduzione a tre volte a settimana dei sintomi di
conversione, più lievi comunque del solito fino alla
remissione parziale della sintomatologia già in quarta
seduta. Abbiamo quindi ridotto la frequenza delle sedute
fino ad arrivare in quinta seduta alla presenza di un solo
sintomo lievissimo in un mese e, in sesta seduta, alla
presenza di un solo accenno di sintomo.
L'uso del farmaco è stato interrotto direttamente dal
paziente senza effetti collaterali.
L'interruzione dell'assunzione del farmaco è avvenuta in
terza seduta dove si è evidenziato lo sblocco maggiore della
situazione.
Va ricordato allo psicologo che non tutti i casi si
risolvono in così breve tempo ma questo caso dimostra che
lavorando sul loop disfunzionale e sui processi che
sostengono il problema possiamo produrre una remissione
rapida della sintomatologia senza che il paziente sia
costretto a convivere con un disturbo che in realtà è
risolvibile.
Un altro caso che possiamo citare è durato meno mezz'ora di
intervento, agendo direttamente con una prescrizione
sintomatologica senza assolutamente toccare nessun contenuto
della vita della persona ma, volontariamente, trascurandolo.
Tutta l'attenzione clinica è stata posta sul loop
disfunzionale ovvero sui comportamenti e gli atteggiamenti
della persona tesi a tentare di ridurre la sofferenza
associata alla presenza di un invalidante nodo alla gola. Un
intervento breve anche come durata della prima seduta. Il
paziente, visto dopo una settimana, ha, quasi incredulo,
dichiarato la riduzione, quasi l'annullamento, del sintomo
che non lo stava facendo più vivere serenamente da qualche
mese. Un intervento rapido grazie anche alla capacità del
paziente di chiedere un trattamento psicologico ad
orientamento di psicologia emotocognitiva quasi
immediatamente dopo l'insorgenza dei primi sintomi.
Questi esempi servono per far notare allo psicologo come
l'effetto terapeutico è prodotto esclusivamente con la
focalizzazione sul processo anziché sul contenuto simbolico.
Il trattamento va sempre comunque personalizzato al paziente
ed è successivo alla valutazione dei processi disfunzionali
che sostengono la sintomatologia.
Approfondimenti
Baranello,
M. (2007) Terapia psicologica breve del disturbo di
conversione
a cura del
Dott.
Marco Baranello
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