| Parafilie o
Perversioni Sessuali |
Parafilie (note come perversioni o deviazioni
sessuali) Le parafilie sono classificate tra i
disturbi del comportamemtno sessuale. Sono sinteticamente
schematizzabili come:
Esibizionismo. Esposizione dei propri genitali
ad un estraneo che non se l’aspetta.
Feticismo. Uso di oggetti inanimati che non siano
limitati a strumenti, come il vibratore, progettati per
la stimolazione tattile dei genitali.
Frotteurismo. Toccare e strofinarsi contro una
persona non consenziente.
Pedofilia. Attività sessuale con uno o più
bambini prepuberi (generalmente di 13 anni o più
piccoli). Il soggetto “pedofilo” deve avere almeno 16
anni ed essere di almeno 5 anni maggiore del bambino o
dei bambini con cui ha attività sessuali. Non viene
incluso il soggetto tardo-adolescente coinvolto in una
relazione sessuale perdurante con un soggetto di 12-13
anni.
Masochismo Sessuale. Atto (reale, non simulato)
di essere umiliati, picchiati, legati o fatti soffrire
in qualche altro modo.
Sadismo Sessuale. Azioni (reali, non simulate) in
cui la sofferenza psicologica o fisica (inclusa
l’umiliazione) della vittima è sessualmente eccitante
per il soggetto.
Feticismo da Travestitismo. Il travestimento di
un maschio eterosessuale.
Voyeurismo. Atto di osservare un soggetto che non
se lo aspetta mentre è nudo, si spoglia, o è impegnato
in attività sessuali.
Parafilia Non Altrimenti Specificata (NAS).
Questa categoria diagnostica viene inclusa per
codificare quelle parafilie che non soddisfano i criteri
per nessuna delle precedenti. Gli esempi includono, ma
non si limitano a:
Scatologia telefonica. Telefonate oscene
Necrofilia. Attrazione sessuale per i
cadaveri
Parzialismo. Attenzione esclusiva per una
parte del corpo.
Zoofilia. Attrazione sessuale per gli
animali.
Coprofilia. Uso delle feci per l’eccitazione
sessuale.
Urofilia. Uso delle urine per l’eccitazione
sessuale.
Clismafilia. Uso dei Clisteri per
l’eccitazione sessuale.
Va ricordato che ogni parafilia deve durare per almeno
sei mesi ed essere presenti fantasie, impulsi sessuali, o
comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti
sessualmente che comportino le azioni di cui sopra. Ogni
“condotta sessuale” per essere definita parafiliaca ha
necessità di causare disagio clinicamente significativo o
compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree
importanti del funzionamento.
Comprensione e Trattamento Psicologico delle Perversioni
Sessuali
L’influenza del contesto socio-culturale è piuttosto
evidente quando si trattano “patologie” come le parafilie. «Parafilia»
è l’attuale termine scientifico per definire l’insieme di
quelle condotte sessuali più note con i nomi di
“perversioni” o “deviazioni sessuali”.
Se adottassimo uno di questi ultimi nomenclatori ci
troveremmo immediatamente immersi in un contesto
“giudicante” che è esattamente l’opposto di ciò che avviene
nel setting psicologico clinico.
Affrontare un discorso generale sulle parafilie senza
suscitare anche un pur minimo imbarazzo o prese di posizione
nette sull’argomento, è compito senza dubbio arduo se non
impossibile. Questo perché, nonostante le numerose
“rivoluzioni” sessuali, la sessualità rimane uno dei più
importanti “modellatori” della personalità, dell’identità e
della vita sociale di ogni individuo.
Se al tempo di Sigmund Freud, in un contesto sociale in cui
la sessualità non risultava essere argomento di discussione,
poteva avere un senso parlare di perversioni definendole
come «quelle attività sessuali finalizzate su regioni del
corpo non genitali», oggi, in seguito a quei cambiamenti
sociali messi in moto proprio dal movimento psicoanalitico,
in seguito alla nascita della sessuologia clinica e quindi
alle ricerche sulla sessualità, una simile “diagnosi”
rischierebbe di valutare come “patologiche” le condotte
sessuali della quasi totalità della popolazione mondiale.
Tutti gli individui cosiddetti normali hanno delle fantasie
e mettono in atto delle pratiche sessuali che potrebbero
apparentemente sembrare “perverse” ovvero ognuno di noi
conserva un nucleo che possiamo anche definire “perverso”
che si integra in un processo di personalità e di
comportamento che risulta comunque normale.
La linea tra normalità e patologia nella sessualità è sempre
legata ad aspetti quali la non esclusività, la non
compulsione del comportamento e, ricordiamo, soprattutto al
consenso reale dei partner sessuali.
Parliamo infatti di “normalità” delle condotte sessuali
quando tale comportamento si svolge innanzitutto tra
soggetti realmente consenzienti e non reca disagio,
sofferenza o problemi legali (nella cultura di riferimento)
a nessuno dei partecipanti all’attività e non rappresenta
una condotta esclusiva svolta come una compulsione e non
interferisce con lo svolgimento delle attività lavorativa
e/o sociale.
Allo stesso modo definiamo il comportamento sessuale
“patologico” quando causa anche ad uno soltanto dei
partecipanti all’attività, disagio, sofferenza, interferenze
con le attività lavorative e/o sociali, quando si compie
come una compulsione, quando reca danni, quando causa
problemi legali.
Nel leggere la descrizione diagnostica attuale delle
parafilie, con riferimento al manuale diagnostico e
statistico dei disturbi mentali (DSM-IV, 1994), va tenuto
presente che tali definizioni risentono dell’influenza della
nostra cultura e pertanto, possiamo immaginare, potrebbero
subire variazioni nel corso del tempo o non applicarsi a
culture completamente diverse. Ciò non toglie che
attualmente tali condotte siano considerate “patologiche” in
quanto ogni forma di disagio si inscrive sempre all’interno
di uno specifico contesto sociale.
Quando ad esempio il “pedofilo” cerca di giustificare la
propria condotta parafiliaca portando come esempio altre
culture o società antiche, “dimentica” che egli vive in un
contesto diverso da quelli che porta come prova che la sua
condotta sia da definire “normale”. La negazione di vivere
all’interno di un contesto socio-culturale che non sia in
grado di giustificare un certo tipo di comportamento tanto
da definirlo “patologico” è probabilmente un processo
difensivo che va utilizzato nella valutazione diagnostica di
tali pazienti.
Il Trattamento. Il trattamento delle parafilie è piuttosto
complesso, soprattutto quando il paziente ha già messo in
atto processi difensivi in grado di far negare che il
comportamento sia patologico. Occorre sempre un’attenta
valutazione diagnostico-differenziale soprattutto per
escludere altre forme psicopatologiche come ritardo mentale,
disturbi gravi di personalità (in particolare il disturbo
borderline o, nei maschi, il disturbo narcisistico ed il
disturbo ossessivo-compulsivo) ed altre patologie. Una volta
valutato il funzionamento globale del paziente sarà
possibile orientare verso la forma di intervento, quasi
sempre piuttosto lunga e tortuosa, adatta per ogni specifico
caso.
a cura del
Dott.
Marco Baranello
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