| La Risposta
dello Psicologo |
Risposta
Diverse ricerche hanno messo in relazione l'uso di
cannabinoidi come l'hashish con i disturbi d'ansia ed in
particolare con gli attacchi di panico. La nostra casistica
clinica però ci offre un dato interessante che andrebbe
sicuramente approfondito e di cui accenneremo.
Gli effetti psicologici della cannabis possono essere
sinteticamente indicati come un aumento di percezioni di
tipo analitico contro un tipo di percezione globale che si
evidenzia ad esempio nelle modificazioni della percezione di
tempo e distanze, sensazione di leggerezza e minore
permalosità, aumento della sensibilità legata a specifiche
situazioni (es. sessuali), e così via.
E' come in quei sogni in cui crediamo di conoscere una
lingua che non parliamo. In realtà quel linguaggio è
comunque a noi ignoto ma abbiamo la percezione di conoscerlo
in quanto nel sogno ogni contesto e personaggio è sempre
mosso dal sognatore.
Nonostante gli effetti a breve termine, ovvero legati
all'uso anche occasionale di cannabis, possano sembrare
"piacevoli", la realtà è che si perde la capacità di
mantenere una visione globale della situazione.
Alcuni effetti a lungo termine sono più frequenti nei
consumatori abituali di cannabinoidi e possono essere
descritti come "tratti ipomaniacali (euforia)", "episodi
depressivi", "ansia", "attacchi di panico",...
Dobbiamo leggere gli effetti legati alla "chimica" della
cannabis in un'ottica scientifica di tipo psicologico.
In psicologia l'essere umano viene visto come un sistema che
si organizza per finalità quali il proprio sviluppo e
mantenimento. La psicologia è descritta dal nostro modello
emotocognitivo, come la scienza che studia i processi di
organizzazione di un sistema di riferimento in un'ottica che
sarà sempre di tipo bio-psico-sociale.
Questo significa che una qualsiasi modificazione periferica
dell'organismo umano, causata ad esempio dall'introduzione
di una sostanza psicoattiva, si inserisce in un processo
costante di organizzazione psicofisiologica.
E' per questo che gli effetti della sostanza possono variare
da persona a persone oppure nella stessa persona in momenti
diversi o addirittura in contesti sociali diversi.
Stiamo dicendo che l'effetto non è soltanto causato dalla
chimica della sostanza ma da come tale "chimica" si
inserisce nel processo organizzativo psicofisiologico del
sistema "individuo" e che tutto questo va letto secondo
un'ottica che tenga conto dell'integrazione funzionale di
aspetti biologici, psicologici e sociali.
Dalla nostra casistica clinica relativa ai pazienti con
attacchi di panico, emerge che l'intervento psicologico nei
confronti dei pazienti che fanno uso di cannabinoidi ha la
stessa efficacia terapeutica, in termini sia di effetti che
di durata del trattamento, dell'intervento clinico con
pazienti che non fanno uso di sostanze.
Questo dato, che andrebbe probabilmente confermato da
ulteriori ricerche, è comunque importante poiché ci indica
che la direzione che la psicologia emotocognitiva sta
percorrendo è una strada possibile e che la comprensione
dell'essere umano non può essere ridotta alla comprensione
esclusiva della sua fisiologia o della sua psicologica ma
che tali aspetti hanno necessità di essere letti
integralmente poiché separatamente non ci offriranno mai la
possibilità di creare interventi realmente efficaci.
a cura del
Dott.
Marco Baranello
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